Cristina Onofri, il brand Babbu
Marzo 13, 2008 di Redazione
La città di Cesena è un esempio rilevante della fervida attività imprenditoriale sul territorio, un’imprenditoria fatta di persone, idee e dedizione. Il comparto Moda ha giocato un ruolo decisivo ottenendo, in particolari casi, notorietà e successo anche a livello internazionale. Cristina Onofri, il brand Babbu.

Chi è Cristina Onofri?
Sono una che crede che tutto sia possibile. Non è semplice come scriverlo, però mi piace pensarlo. So che a 30 anni non diventerò prima ballerina della Scala, ma so che avrei potuto almeno provarci. Così, mi ritrovo catapultata, quasi per caso, nella Moda da più di 3 anni con il mio brand Babbu.

Ho sempre avuto la passione per la moda “fai da te”, la possibilità di realizzare una propria idea, avere piccoli accorgimenti per attribuirsi un pò di unicità. Le soddisfazioni sono tante, e finché avrò energie ed idee per questo progetto, andrò avanti.
Non ho interesse nel diventare un volto conosciuto nella mia città natìa, motivo per il quale presento le mie collezioni sempre all’estero, a Parigi, Londra.
Alcuni pensano sia snob, in realtà mi piace osare. Meglio Parigi di Pievesestina, no?
Quali difficoltà ha incontrato nel creare e gestire una linea di abbigliamento come Babbu?
Nessuna difficoltà nel gestire Babbu, è snervante e mi porta via tutto il mio tempo, ma mi rende attiva occuparmene dalla A alla Z. E’ stimolante fare ricerca, produrre, viaggiare, avere contatti diretti con buyers e non. Fatico ad accettare le tasse italiane elevatissime che vengono imposte agli “artisti” emergenti. E’ deprimente essere ostacolati, non per propria volontà.

Che cosa rimpiange del passato e dove si vede tra 10 anni?
Non ho l’abitudine di guardare al passato, motivo per cui sento di non avere rimpianti, soprattutto nel lavoro. Tra 10 anni mi vedo divisa tra una vita in campagna, con animali da allevare e marmellate da imbottigliare, ed una vita a Parigi e NYC a dare sfogo ai miei desideri ed alla mia creatività. Ma non essendo assolutamente in grado di produrre marmellata, mi vedo costretta ad optare per la seconda scelta, o ad intraprendere un corso di cucina.
Cesena: 3 pregi e 3 difetti di questa città.
Difetti:
- trovo ridicolo dover raggiungere Ravenna o Rimini per consumare un pasto “indiano” o “giapponese”. Purtroppo, in questo caso, Cesena è ancora “provincialotta”;
- l’assenza di un supermercato seven/eleven;
- è prevedibile.
- l’assenza di mostre da vedere, pochi concerti (ammetto che negli ultimi tempi la situazione musicale stia migliorando), e a parte bere un drink in compagnia, non mi pare una città ricca di eventi. E che nessuno mi proponga “la notte bianca” come tale.
Pregi:
- l’ecotunnel, ha sicuramente migliorato la mia quotidianità;
- il pensiero comune espresso dai miei amici stranieri e non cesenati, dopo averla visitata: è subito amore. La descrivono sempre come “cittadina ridente”;
- la posizione geografica.











Belle quelle borse! Ne ordino subito una!
A proposito di pregi e difetti di Cesena; avete fatto caso al fatto che i giornali a Cesena non si azzardano minimamente a toccare “chi c’ha i soldi”? Si legge ad esempio di abusi edilizi… ed il nome del proprietario scompare… rimane solo il nome della società. Pare che ogni volta che venga toccato “un potente” locale si viaggi a suon di querele con parecchi zero ed i giornali, che non navigano nell’oro, puntualmente facciano marcia indietro. Pare veramente sia uno schifo.
Luca, non credo sia questo il contesto per la tua “lamentela”. Gentilmente, cerca in alto a destra “Cesena Vox Populi” e lascia un messaggio lì.
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Ciao Cristina, non ho capito una cosa: ma cosa ci trovi di bello nel seven/eleven? Qui in California è pieno e sono parecchio squallidi, anzi non sai quanto rimpiango un bel conad/margherita col banco salumi.
Sei meravigliosa continua così