Per futili motivi
Maggio 9, 2008 di Redazione
Violenza e aggressioni gratuite. Inquietudine per i fatti di Torino e Verona di questi giorni. Inquietudine per i recenti accadimenti avvenuti in città.
Un autista 42enne è stato accoltellato pochi giorni fa a Pievesestina di Cesena dove si trovava per lavoro. Un’aggressione per futili motivi: il clacson del proprio camion che disturbava, una lite che è passata dalle parole ai fatti con alcuni residenti, una persona ricoverata in prognosi riservata. Poco più che maggiorenni i ragazzi che la cronaca nazionale ci ha fatto conoscere, 24enne l’aggressore che ha pugnalato il nostro concittadino.
I giovani rientrano nell’attenzione collettiva, ma non per motivi legati al merito e i buoni propositi. Tornano al centro dell’attenzione per la violenza e per gli scontri “temporaneamente” appoggiati su simboli ed ideologie stantie, il rischio delle tossicodipendenze e gli stupri di branco.
Da “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani” del Prof. Umberto Galimberti:
“Vanno abbastanza d’accordo con i genitori, che concedono loro abbastanza libertà e hanno abbastanza voglia di diventare adulti”, ma non troppo in fretta. Nessun progetto per il futuro, anche perché non ci sono “abbastanza” opportunità, nessun ideale da realizzare, anche perché non ce ne sono di “abbastanza” coinvolgenti.
Ma che ne è di una società che fa a meno dei suoi giovani? E’ solo una faccenda di spreco di energie o il primo sintomo della sua dissoluzione? Forse l’Occidente non sparirà per l’inarrestabilità dei processi migratori contro cui tutti urlano, e neppure per la minaccia terroristica che tutti temono, ma per non aver dato senso e identità, e quindi per aver sprecato le proprie giovani generazioni.
Che cosa si può fare per risolvere, o attenuare, questo problema sociale?











Che cosa si può fare? Io temo che non si possa fare nulla, per lo meno nell’immediato. Penso che il disagio e la violenza giovanile siano solo l’effetto di una malattia più profonda di tutta la società.
Una componente fondamentale dell’universo umano è la conquista. Conquistare significa rischiare di perdere qualcosa. Per come è strutturata la società oggi, per quel che vedo io almeno, i giovani figli di benestanti faticano a conquistare sogni ed obiettivi perchè troppo impegnati a non perdere i benefits conquistati dai genitori. I figli delle famiglie meno abbienti invece si trovano di fronte una società chiusa da clientelismi che ostacola ancora di più la loro voglia di emergere. Questa è di fatto una situazione di stallo e di blocco da cui comunque qualsiasi persona cerca delle fughe. Per un giovane fuggire potrebbe voler dire inseguire la strada del successo inteso come successo riconosciuto e visibile (Grande Fratello p.es.) oppure potrebbe anche essere cercare di inseguire i forti istinti violenti che sente. E’ chiaro che questi sono solo i due estremi, nel mezzo ci sta la sofferenza di tutti quanti gli altri che faticano ad individuare un proprio percorso.
La situazione non è facile, verrebbe da dire che è colpa di tutti e non è colpa di nessuno. In ogni modo, un primo passo concreto che si può materialmente realizzare è distruggere l’apparato clientelare e di raccomandazioni che soffoca questa Italia.
C.